Locandina del film "La notte degli squali" (1987)

Regia di Anthony Richmond – con Treat Williams – Christopher Connelly – Janet Agren – Antonio Fargas – Steve Eliot – John Steiner – Egidio Termine – Carles Mucary – Nina Soldano – Sal Borgese – Ivano Silveri.

Genere: Avventuroso – Soggetto: Tonino Ricci – Sceneggiatura: Tito Carpi – Fotografia: (Normale/a Colore) Giovanni Bergamini – Colonna sonora: Riz Ortolani – Montaggio: Gianfranco Amicucci – Durata: 96 minuti – Origine: Italia (1987) – Produzione: Italian International Film . Rai Uno – Distribuzione: D.I.F. (1988)

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Regia di Philip Kaufman- Con Donald Sutherland – Brooke Adams – Leonard Nimoy – Genere: Dramma di fantascienza – 115 Minuti – Stati Uniti – Film per tutti

Elizabeth Driscoll da alcuni giorni nota un comportamento insolito nel marito Geoffrey e scopre i misteriosi incontri dello stesso con sconosciuti. Legata da amicizia e da impegni professionali a Matthew Bennel, viceispettore della Pubblica Sanita’, la donna manifesta allo stesso le sue perplessita’. Nello stesso tempo anche i coniugi Nancy e Jack, gestori di uno stabilimento per bagni termali e massaggi, fanno presenti a Matthew ed Elizabeth delle anomalie riscontrate nel loro locale. Orientati a trovare delle spiegazioni di carattere psicologico e nello stesso tempo sanitario , i quattro amici si mettono in contatto con il Dr. David Kibner, psichiatra e scrittore di successo….


Critica: Vincitore del Festival di Fantascienza di Avoriaz 1978, salutato dalla critica internazionale come “miglior film americano del ’78”, questo film forse non spicchera’ per “originalita’” . Infatti il medesimo titolo americano, si rifa’ fedelmente allo stesso romanzo che ha fatto da soggetto a “L’ invasione degli ultracorpi” (1956) di Don Siegel. Si tratta quindi di un remake, che allo scopo di creare tensione e spettacolo sensazionale, si avvale dei piu’ raffinati ed efficaci strumenti tecnici del cinema di genere. La riuscita dello spettacolo , dovuta tanto alle buone prestazioni degli interpreti quanto alla serieta’ del cast tecnico-artistico, puo’ indurre a seguire con esteriorita’ l’ avventura sotto la quale, viceversa, si nasconde un giudizio di tipo sociopolitico che nel 1956 si riferiva chiaramente all’ invasione spersonalizzante di certe ideologie e che oggi non e’ meno allarmante. Puo’ darsi , invece, che la distanza dai contesti che rendevano e romanzo e film inequivocabi negli anni ’50, possa attualmente trovare tutti consenzienti poiche’ ciascuno, rimanendo tranquillamente nel proprio modo di vedere, e’ pronto ad accusare le ideologie e le situazioni che non condivide come “disumanizzanti”. E’ pur sempre un contributo per la riflessione; ed e’ doveroso il fare presente che la tensione e le scene piu’ impressionanti non raggiungono mai estremi pericolosi.

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Regia di Hans Burman – Con Jean Sorel, Karin Schubert, Nadiuska, Barbara Rey , Sandra Alberti, Damian Velasco, Isabel Luque, Jenny Lada

Genere: Dramma giallo – Soggetto e sceneggiatura: Alonso Millani – Fotografia: (Vistavision/colore) Hans Burman – Colonna sonora: Adolfo Waitzman – Montaggio: Antonio Roio – Durata: 92 minuti – Origine: Spagna – Produzione: A. Gonzales – Distribuzione: Unifilm/Star (1978)

 

Federico, presidente della “Eurozonas” grazie alla maggioranza delle azioni possedute dalla moglie Monica, da diverso tempo la trascura e mantiene una relazione clandestina con la modella Eva. Elena, pur essendo legata a Eva con relazione lesbica, denuncia a Monica il tradimento di Federico. Questi, che ha anche un passato molto oscuro, viene all’ improvviso raggiunto da Diego, un suo manutengolo che ha pagato anche per lui con alcuni anni di carcere. Decisa a separarsi dal marito, Monica si lascia dallo stesso convincere che l’amore non e’ morto che tutto presto si potra’ ricostruire. Quando pero’ Federico si trova a Barcellona per affari impellenti, Monica subisce un’ aggressione nell’ isolata villa in cui risiede, e difendendosi, spara sull’ aggressore….

Critica: Su una convenzionale trama da giallo, il film innesta relazioni da fotoromanzo, numeri di spogliarello e pretestuose motivazioni sociali. Il regista sconosciuto, ed evidentemente dalle scarse risorse, cerca l’ atmosfera da “thrilling” nelle solite porte che stridono, nei cani sgozzati e nel buio materiale della notte; quando puo’ ricorre al sesso; quando non trova altro, cosa che gli capita di frequente, si adagia nelle vuote transizioni spaziali e temporali. I problemi spirituali dei personaggi, anche per la legnosita’ degli attori abbandonati a se stessi, sono inesistenti e lo spettacolo finisce per essere una collana di vizi e perversioni. – FILM VIETATO AI MINORI DI ANNI 14-

 

manifesto del film "Il Buio intorno a Monica" (1978)

Regia di Arthur Davis –

Genere: Documentario – Fotografia: (Normale – colore) Brian Natives – Colonna sonora: Riz Ortolani – Montaggio: Alan J. (Cunner Price) – Durata: 87 minuti – Origine: Gran Bretagna – Produzione. Anaconda Films- Arthur Davis – Distribuzione: Martino (1981)

 

Soggetto: Il film mostra: un rito sacrificale alla Madre Terra tra gli Indios del lago Titicaca; le condizioni di miseria in cui vivono alcuni indigeni dell’ Amazzonia, cacciati dalle loro terre ricche di materie prime; un matrimonio tra due giovani Indios Brasiliani, con la propiziatoria uccisione di una tartaruga; il pasto di un rapace e quello di un coccodrillo, a spese dei serpenti; le tragiche conseguenze , per un giovane Indio dell’ Amazzonia, del rito di iniziazione alla virilita’; il viaggio della coca dai campi boliviani alle raffinerie clandestine e il libero commercio delle sue foglie; la lotta a colpi di pietra tra gli Indios peruviani di due villaggi confinanti, che rievoca un’ antica violenza contro le donne, e che finisce male per uno dei contendenti; un’ operazione al cervello compiuta su quest’ultimo…

Critica: Di poca o nessuna utilita’ per una reale conoscenza dei popoli di cui parla, dei loro usi e costumi, il film e’ un’ accozzaglia di brani documentari o pseudo tali, nella quale c’entra un po’ di tutto, animali, compresi, spesso per una pura ricerca dell’ immagine crudele, del particolare morboso, della scena raccapricciante.

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Regia di Gardner Sam – Con Herman Ruckman – Haryon Enny – Barry Prinar – John Mardion – Yay Susen – Rully Noven – Yostienes S. Rais – Michael Kelly – Belk Rahnan –

Soggetto e sceneggiatura: Anthony Tanton – Fotografia: (Scope a colore) Leo Fioole – Colonna sonora: Catot Sudarto – Montaggio: James Murksin – Durata: 87 minuti – Origine: Giappone – Produzione: Sabian Kasdani, Rapi Films – Distribuzione: Grassia (1980)

 

Amri, Tommy e Rika, tre giovani antropologi, ingaggiano come guida Bisma, per arrivare ai margini di una foresta inesplorata. La guida assolve il suo compito, ma i tre si inoltrano nella foresta cosi’ da farsi inghiottire da un intricato inferno di animali e di altri pericoli, fino ad incontrare le feroci tribu’ Palagan.

 

Critica: Il racconto sembrerebbe poggiare, in apparenza, su alcuni elementi, diciamo cosi’ “culturali”; per esempio: il gruppo di antropologi e il loro studio sul cannibalismo e cosi’ via. Ma- come sempre avviene in film superficiali – ci accorgiamo che essi stanno li come pretesto, con il quale il regista si compiace di mostrarci sequenze ripetitive e noiose, in cui la crudezza e’ il solo scopo: una crudezza fine a se stessa, nella quale e’ vano cercare contenuti culturali di natura antropologica, o sociologica, o etnografica… La fotografia e, in generale, le riprese della giungla, di danze o di altri particolari, potrebbero anche destare un certo interesse o, se vogliamo curiosita’. Ma si tratta pur sempre di materiale gia’ tante volte visto e che quindi nulla aggiunge di nuovo. Non e’ possibile nessun discorso ne’ a livello di cultura ne’ tanto meno a livello di spettacolo per le gratuite sequenze di esibizionismo e di crudelta’.

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Regia di Riccardo Freda – Con Stefano Patrizi – Martine Brochard – Henry Garcin – Laura Gemser – John Richardson – Anita Strindberg – Silvia Dionisio

Genere: Horror – Soggetto: Fabio Piccioni, Antonio Casari Corti – Sceneggiatura: Piccioni, Casari, Corti, Freda – Fotografia: (Panoramico- colore) Cristiano Pogany – Colonna sonora: Franco Mannino , Bach e Listz – Montaggio: Anne Barrault – Durata: 100 minuti – Origine: Italia/Francia (1980) Produzione: Dionisio Cinematografica – Distribuzione: Martino (1980)

 

Mike ritorna a casa, dopo quindici anni, per rivedere la madre. Lo accompagna Debora, la sua ragazza. Qualche giorno dopo lo raggiungono un regista suo amico con due attrici. I tre sembrano essere mal sopportati da Oliver, un enigmatico maggiordomo. Le due attrici in situazioni diverse vengono uccise e la colpa sembra ricadere prima su Mike, accusato dalla madre anche dell’ uccisione del padre, quando da piccolo , l’aveva vista picchiarla. In una serie di colpi di scena si scoprira’ che colpevole di tutti gli omicidi e’…

 

Critica: Ritorno al cinema, dopo dodici anni di assenza, di Riccardo Freda con questo sconclusionato film che mescola senza molta destrezza l’ horror e il thrilling, i tabu’ della superstizione (amuleti, talismani, improbabili testi spacciati per orientali) con quelli analizzati da Freud (shock infantili, complessi di Edipo, Eros e Thanatos e via dicendo). Un film senza equilibrio e totalmente improbabile, che per le situazioni morbose e per i facili effetti, spesso di pessimo gusto, diventa un prodotto estremamente scadente.

 

locandina del film: "Murder Obsession - Follia omicida" (1980)

locandina del film: “Murder Obsession – Follia omicida” (1980)

Regia di Jerry Lewis – Con Jerry Lewis – Deanna Lund – Susan Oliver – Roger C. Carmel – Harold J. Stone – Steve Franken – Jerry Lester – Buddy Lester – Buffy Dee – Bob Melvin – Lou Marsh – Alex Hentoloff

Genere: Commedia – Soggetto: Da un’ idea di Michael Janover – Sceneggiatura: Jerry Lewis e Michael Janover – Fotografia: (Normale a colore) James Pergola – Colonna sonora: Morton Stevens – Montaggio: Michael Luciano – Durata: 94 minuti – Origine: Stati Uniti (1980) Produzione: Ugo Kantor e James J. Mc Namara per la Orion – Distribuzione: Film 2 /Medusa Cinematografica (1980)

Bow Hooper, clown in un piccolo circo, perde improvvisamente il lavoro, e non per colpa sua. Sua sorella, Claire, decide di ospitarlo in casa propria, malgrado l’ostilita’ del marito, che disprezza il cognato e la sua professione. Trovato un impiego come aiutante in una stazione di servizio Bow conosce, al suo primo giorno di lavoro, una giovane vedova, Millie, su cui fa colpo nonostante i molti danni che egli, maldestro com’e’ , procura alla sua auto. Proprio per questo anzi, egli viene subito licenziato.Sempre a causa della sua goffagine perde anche tutte le  successive occupazioni che la premurosa Claire gli procura.

 

Critica: Il film, che segna il ritorno di Jerry Lewis sugli schermi dopo un’ assenza di dieci anni, ripropone inalterati sia il suo personaggio di clown in un mondo che non sa ridere perche’ si prende troppo sul serio, di un uomo semplice in un universo falsamente complicato, di saggio che viene ostacolato perche’ vuol essere se stesso e rifiuta i miraggi della carriera e della ricchezza ; sia la sua comicita’, fatta di tutti i classici ingredienti del genere, che nelle mani e con la mimica , di Lewis , si traducono in gags quasi sempre irresistibili.

Locandina del film "Bentornato picchiatello" (1980)

Locandina del film “Bentornato picchiatello” (1980)

Regia di Enzo G. Castellari – Con James Franciscus – Vic Morrow – Micky Pignatelli – Stefania Girolami- Gian Marco Lari – Timothy Brent – Joshua Sinclair – Massimo Vanni – Thomas Moore – Alessandro Maspes – Gianluca Donnini

Genere: Drammatico – Soggetto: Ugo Tucci – Sceneggiatura: Vincenzo Mannino – Fotografia: (Colore-panoramico) Alberto Spagnoli – Colonna sonora: Guido e Maurizio De Angelis – Montaggio: Gianfranco Amicucci A.M.C. – Durata: 88 minuti – Origine: Italia (1980) – Produzione: Uti Produzioni Associate – Distribuzione: Variety/Martino (1981)

 

La vicenda si svolge a South Bay in California. Due persone sono scomparse in mare. Tutto fa pensare alla presenza di un enorme squalo. Tuttavia fra pochi giorni e’ il centenario della cittadina e un potente uomo politico locale ha organizzato i festeggiamenti , specialmente una regata di windsurfs (surf a vela) , che devono favorire la sua carriera. Tutte le misure di sicurezza vengono prese in vista della gara. Ma nulla arresta la maliziosa feriocia dello squalo , il quale accumula vittime su vittime, fino a far inabissare un elicottero , a staccare un grande pontile dalla costa, a sconquassare un enorme battello e imprese del genere. Alla fine l’enorme squalo e’ spezzato in due da una potente carica di dinamite che ha ingoiato con la sua vittima.

 

Critica: Riguardo alla trama , Castellari segue fedelmente il famoso film originale di Spielberg. L’ unica differenza e’ che l’enorme squalo e’ bianco e la regata e’ di windsurfs. Il film vorrebbe essere spettacolare e orrido, diventa invece invincilmente comico. I trucchi nel film sono banalmente palesi, cominciando dall’ enorme squalo, finendo ai manichini spappolati di uomini e donne. Alcune riprese marine e subacquee sono anche pregevoli; ma quelle che riguardano i veri squali sono evidentemente degli inserti.

Manifesto del film "L' Ultimo Squalo" (1980)

Manifesto del film “L’ Ultimo Squalo” (1980)